Questa è la versione editoriale integrale del manifesto. Il lavoro operativo non è una call pubblica: sviluppo, selezione e decisioni sono affidati al gruppo che porta avanti il progetto. La roadmap di lancio è presentata nella home e nel programma finale.
Preambolo
Viviamo in una società capace di produrre una quantità di ricchezza, conoscenza e potenza tecnica senza precedenti. Eppure miliardi di persone continuano a essere escluse dalle decisioni che determinano il loro lavoro, il loro tempo, il loro ambiente e il loro futuro. La capacità produttiva dell’umanità è cresciuta; la capacità democratica di governarla non è cresciuta nella stessa misura.
Il problema fondamentale del nostro tempo non è soltanto la cattiva distribuzione della ricchezza. È il modo in cui vengono prese le decisioni economiche. Una minoranza proprietaria controlla mezzi di produzione, infrastrutture, dati, credito, tecnologie e piattaforme; la maggioranza partecipa alla produzione, ma non determina gli scopi generali ai quali essa viene orientata. Il mercato registra preferenze soltanto nella misura in cui sono sostenute dal denaro e traduce rapporti di forza in prezzi. Lo Stato corregge alcuni effetti, ma raramente modifica la struttura che li produce.
I tentativi storici di superare il capitalismo hanno mostrato, insieme alla possibilità della trasformazione, anche un limite decisivo: abolire la proprietà privata non significa automaticamente socializzare il potere economico. Quando lo Stato diventa proprietario e una burocrazia decide in nome della società, la separazione tra decisori e popolazione può riprodursi sotto una forma diversa.
Il tecnosocialismo nasce da questa doppia critica. Esso rifiuta sia la sovranità privata del capitale sia la sovranità incontrollata della burocrazia. Propone di costruire una società nella quale i mezzi di produzione sociali siano governati mediante processi decisionali realmente collettivi, sostenuti da infrastrutture digitali pubbliche, trasparenti, verificabili e democraticamente modificabili.
Il tecnosocialismo non è il governo degli algoritmi. È il governo democratico degli algoritmi. Non è la sostituzione della politica con il calcolo. È l’uso del calcolo per rendere più informata, continua, partecipata e concreta la politica. Non è una scorciatoia tecnica verso il comunismo. È un progetto storico, culturale, economico e istituzionale che utilizza le possibilità tecniche del presente per affrontare un problema che le società del passato non potevano risolvere pienamente.
L’essere umano, il linguaggio e la costruzione del mondo sociale
L’intelligenza come capacità cooperativa
L’essere umano non si è sviluppato come individuo isolato. La sua intelligenza è il prodotto di una lunga storia di cooperazione, conflitto, imitazione, apprendimento e trasmissione culturale. La capacità di produrre strumenti, organizzare il lavoro, prevedere le conseguenze delle azioni e comunicare esperienze ha trasformato gruppi biologici in società storiche. Il linguaggio non è stato soltanto un mezzo per descrivere il mondo: è diventato lo strumento con cui gli esseri umani hanno costruito significati comuni, regole, istituzioni e progetti.
Dal linguaggio al pensiero
Il pensiero individuale si forma attraverso categorie linguistiche e sociali già esistenti. Nessuno comincia a pensare da zero. Ogni persona eredita parole, concetti, valori, classificazioni e interpretazioni prodotte dalle generazioni precedenti. Questa eredità rende possibile la conoscenza, ma può anche nascondere i rapporti di potere incorporati nel linguaggio. Quando una società tratta come naturali concetti storicamente prodotti, ciò che è il risultato di una relazione sociale appare inevitabile.
Il potere dentro le categorie
Le classi dominanti non controllano soltanto risorse materiali. Tendono anche a influenzare le categorie attraverso cui la società interpreta la realtà. La proprietà privata può apparire come un diritto naturale anziché come un’istituzione storica; il lavoro salariato può apparire come un libero scambio tra eguali, anche quando una parte dispone dei mezzi per vivere e l’altra deve vendere il proprio tempo per sopravvivere; il prezzo può apparire come una misura neutrale del valore, anche quando esprime distribuzioni diseguali di reddito, potere e informazione.
Il pensiero critico
Il pensiero critico nasce quando le categorie vengono riportate alla loro origine materiale e storica. Criticare non significa negare ogni conoscenza, ma interrogare i concetti: chi li ha prodotti, in quale contesto, quali rapporti esprimono, quali possibilità escludono. Il tecnosocialismo assume questa pratica come principio permanente. Nessuna istituzione, formula, piattaforma o teoria deve essere sottratta alla verifica pubblica.
Il problema strutturale del capitalismo
La proprietà privata dei mezzi di produzione
Nel capitalismo, le principali risorse produttive sono controllate da soggetti privati. La proprietà conferisce il potere di decidere cosa produrre, come produrlo, in quali condizioni, con quali tecnologie e per quali destinatari. La produzione assolve inevitabilmente funzioni sociali, perché soddisfa bisogni e organizza il lavoro di milioni di persone; tuttavia, il suo fine immediato resta la valorizzazione privata del capitale.
Il profitto come comando impersonale
Il capitalista non è libero di ignorare il profitto. Chi non realizza rendimenti sufficienti perde terreno rispetto ai concorrenti, viene assorbito o fallisce. Il profitto non è quindi soltanto un desiderio soggettivo: è un comando strutturale. Anche un proprietario animato dalle migliori intenzioni opera entro una dinamica che premia riduzione dei costi, espansione dei mercati, controllo del lavoro e appropriazione delle opportunità.
La razionalità parziale del mercato
Il mercato coordina decisioni separate attraverso prezzi e scambi. Questa coordinazione può essere efficace in alcuni ambiti, ma rimane parziale. Ogni impresa decide sulla base di informazioni incomplete e di interessi particolari. Le conoscenze strategiche vengono protette proprio perché la competizione richiede segretezza. La società scopre spesso soltanto dopo la produzione se una scelta era utile, superflua o distruttiva. Crisi, sovrapproduzione, carenze, disoccupazione e spreco non sono semplici incidenti: sono modi attraverso cui il sistema corregge ex post decisioni non coordinate.
La produzione alla cieca
La competizione capitalistica non chiede anzitutto che cosa sia necessario produrre, ma che cosa possa essere venduto con profitto. Imprese separate moltiplicano beni quasi identici, accelerano il ricambio dei prodotti, investono nel creare domanda e immettono merci sul mercato prima che la loro utilità sociale sia stata verificata. Ciò che non trova compratori viene scontato, distrutto o trasformato in rifiuto, mentre bisogni essenziali privi di adeguato potere d’acquisto restano insoddisfatti. Questa produzione alla cieca consuma lavoro, energia e materie prime e genera inquinamento evitabile. Una società razionale deve poter discutere prima che cosa produrre, in quali quantità, con quale durata e dentro quali limiti ecologici.
Il prezzo non coincide con il valore sociale
Un prezzo indica quanto denaro viene richiesto e pagato in un determinato rapporto di mercato. Non misura automaticamente l’importanza umana di un bene, la fatica necessaria a produrlo, il danno ambientale, l’utilità collettiva o la dignità del lavoro. L’acqua può avere un prezzo inferiore a un oggetto di lusso, pur essendo incomparabilmente più necessaria. Un’attività finanziaria può essere remunerata più di un lavoro di cura, senza essere socialmente più importante.
Libertà formale e dipendenza materiale
La libertà contrattuale è limitata quando le condizioni materiali sono radicalmente diseguali. Chi possiede mezzi di produzione può attendere, investire, negoziare e scegliere. Chi dipende dal salario per vivere spesso accetta condizioni decise altrove. Il rapporto appare come uno scambio tra individui giuridicamente eguali, ma si svolge dentro una struttura di potere.
Democrazia politica e autocrazia economica
Le società contemporanee riconoscono, almeno formalmente, il principio democratico nella sfera politica. Nella sfera economica, invece, organizzazioni che governano gran parte della vita quotidiana sono spesso amministrate secondo criteri gerarchici e proprietari. Le persone possono votare periodicamente per un governo, ma non hanno un potere equivalente sulle imprese, sulle infrastrutture digitali, sugli investimenti e sull’orientamento generale della produzione.
L’irrazionalità ecologica
Quando il danno ambientale non ricade direttamente su chi decide, esso viene trattato come costo esterno. La competizione può rendere conveniente consumare risorse più rapidamente, trasferire l’inquinamento e rimandare le conseguenze. La sopravvivenza ecologica dell’umanità richiede invece decisioni coordinate su tempi più lunghi di quelli del rendimento finanziario.
Che cosa significa socializzare
Proprietà sociale
I mezzi di produzione sociali sono infrastrutture, risorse naturali, fabbriche, reti, dati, sistemi logistici, capacità scientifiche e tecnologie il cui uso influenza l’intera collettività. Socializzarli significa impedire che una parte possa disporne unilateralmente contro le altre e costruire istituzioni che permettano alla popolazione di determinarne finalità, vincoli e priorità.
Proprietà personale e proprietà produttiva
Il tecnosocialismo distingue la proprietà personale dalla proprietà dei mezzi di produzione sociali. La casa abitata, gli oggetti d’uso, gli strumenti personali e gli spazi della vita privata devono essere protetti. Ciò che deve essere socializzato non è l’esistenza individuale, ma il potere economico attraverso cui alcuni dirigono il lavoro e le possibilità degli altri.
Una decisione è collettiva quando tutti possono contribuire
Una decisione non diventa collettiva perché una maggioranza o un rappresentante dichiara di parlare per tutti. È collettiva quando ogni persona dispone di strumenti reali per esprimere preferenze, comprendere le alternative, verificare i dati, proporre modifiche e osservare gli effetti della propria scelta sul risultato generale.
Oltre la delega assoluta
La delega può essere utile per attività tecniche, amministrative e di sintesi, ma non deve trasformarsi in alienazione permanente del potere. I delegati devono essere vincolati da regole trasparenti, revocabili, controllabili e limitati nel tempo. Soprattutto, le decisioni che possono essere assunte direttamente non devono essere artificialmente trasferite a un’élite.
Decisione continua e non episodica
La vita economica cambia ogni giorno. Un sistema realmente partecipativo non può limitarsi a consultazioni rare e separate dalla produzione. Deve permettere che preferenze, disponibilità, bisogni e valutazioni vengano aggiornati continuamente, con tempi compatibili con la vita delle persone e senza trasformare la partecipazione in un lavoro aggiuntivo insostenibile.
Il valore sociale
Dal valore di scambio al valore sociale
Il valore di scambio nasce dall’incontro tra proprietà, scarsità, potere d’acquisto e decisioni separate. Il valore sociale deve nascere dall’incontro esplicito tra bisogni, capacità, risorse, preferenze e limiti condivisi. Non è una verità metafisica incorporata nelle cose. È una misura pubblica e rivedibile, costruita per orientare le decisioni collettive.
Una misura multidimensionale
Il valore sociale non può essere ridotto al solo tempo di lavoro. Il tempo è una componente importante, ma devono essere considerate anche necessità, urgenza, difficoltà, rischio, formazione richiesta, scarsità delle competenze, impatto ambientale, qualità, riproducibilità, utilità collettiva e preferenze espresse. I criteri devono essere comprensibili e i coefficienti devono essere pubblici.
Priorità dei bisogni fondamentali
Ogni società deve garantire innanzitutto le condizioni materiali della libertà: acqua, cibo, abitazione, salute, istruzione, sicurezza, comunicazione, cura e accesso alla vita culturale. Fino a quando tali condizioni non sono garantite a tutti, le attività necessarie a produrle ricevono priorità nell’allocazione delle risorse e del lavoro.
Dignità oltre la sopravvivenza
La vita umana non si esaurisce nella sopravvivenza biologica. La soglia fondamentale deve essere definita come vita dignitosa e deve evolvere con la capacità produttiva, la cultura e le decisioni democratiche. Il progresso deve tradursi in più tempo libero, maggiore sicurezza, migliore qualità dei servizi e più possibilità di autorealizzazione.
Preferenze individuali e libertà
Dopo la garanzia dei bisogni universali, le preferenze individuali acquistano un peso crescente. Le persone devono poter scegliere lavori, progetti, consumi e percorsi di vita differenti, purché compatibili con le risorse disponibili, la sostenibilità e la libertà altrui. Il socialismo non deve uniformare i desideri, ma creare le condizioni perché possano coesistere senza dominio.
Valore del lavoro
Il valore di un lavoro dipende dal rapporto tra la sua utilità sociale, la quantità richiesta, la disponibilità di persone disposte e capaci di svolgerlo e le condizioni materiali in cui viene realizzato. Un lavoro indispensabile e poco desiderato può ricevere maggiore riconoscimento, riduzione dell’orario, rotazione, automazione prioritaria o altri incentivi decisi collettivamente.
Valore dei beni e dei servizi
Il costo sociale di un bene deve rappresentare le risorse, il lavoro, l’impatto ambientale e la priorità associati alla sua produzione. Tale costo serve a rendere visibili i limiti, non a ricreare una classe proprietaria. Le unità di conto possono continuare a esistere durante la transizione, ma devono perdere la funzione di accumulazione illimitata e comando sul lavoro altrui.
Nessun algoritmo è neutrale
Ogni sistema di calcolo incorpora categorie, pesi e obiettivi. Perciò la neutralità non consiste nell’assenza di valori, ma nella loro esposizione pubblica. Un algoritmo tecnosocialista deve essere aperto, documentato, verificabile, riproducibile e sottoposto a controllo democratico. Le sue decisioni devono essere spiegabili e contestabili.
La piattaforma tecnosocialista
Un’infrastruttura pubblica globale
La piattaforma tecnosocialista è l’ambiente digitale nel quale persone, comunità, imprese socializzate e istituzioni possono comunicare, deliberare, organizzare progetti, registrare risorse, esprimere preferenze e coordinare attività. Deve essere costruita come bene comune: senza pubblicità manipolativa, senza vendita dei dati e senza dipendenza da proprietari privati.
Identità, anonimato e pluralità
La partecipazione economica richiede identità affidabili per impedire duplicazioni e manipolazioni, ma la vita politica e personale richiede anche spazi di anonimato e riservatezza. Il sistema deve separare le funzioni: verificare che una persona esista e abbia diritto a partecipare senza rendere pubblica ogni sua scelta o ogni dato personale.
Dati sotto controllo collettivo
I dati sono una forza produttiva. Devono essere raccolti nella misura strettamente necessaria, protetti, cifrati e governati da regole pubbliche. Ogni persona deve poter conoscere quali dati vengono utilizzati, per quale scopo e per quanto tempo. Nessuna autorità deve poter creare un sistema totale di sorveglianza.
Trasparenza del codice
Il codice che organizza diritti, accessi, calcoli e decisioni deve essere aperto. Chiunque deve poterlo studiare; comunità indipendenti devono poterlo compilare, verificare e confrontare. Le versioni utilizzate devono essere firmate e tracciabili. La trasparenza non elimina ogni abuso, ma rende possibile individuarlo e correggerlo.
Un’intelligenza artificiale trasparente
L’intelligenza artificiale della piattaforma deve essere un servizio generalista aperto a tutti, non uno strumento riservato ai militanti né un mezzo di propaganda. Deve aiutare a studiare, creare, comprendere dati, simulare conseguenze, tradurre informazioni tecniche, individuare incompatibilità e proporre alternative senza sostituire il giudizio umano. Ogni raccomandazione deve indicare fonti, assunzioni, margini di incertezza e criteri adottati. Le persone devono poter rifiutare, correggere e discutere il risultato.
Comunicazione come diritto
Posta elettronica, messaggistica, chiamate, videoconferenze, social network, pubblicazione e distribuzione video, archiviazione e collaborazione documentale sono ormai infrastrutture essenziali. Il progetto deve costruire alternative pubbliche e interoperabili ai monopoli digitali. Ogni servizio deve poter essere usato anche separatamente, così che l’accesso sia graduale e volontario.
Browser e sistemi operativi sociali
Nel lungo periodo l’ecosistema potrà includere un browser web, un sistema operativo per computer e un sistema operativo per telefoni. Il sistema mobile dovrà integrare applicazioni trasparenti per chiamate, contatti, messaggi e gestione dei permessi, con strumenti capaci di identificare e bloccare spam e tentativi di truffa. Queste protezioni dovranno privilegiare l’elaborazione locale e il controllo della persona, senza creare un nuovo sistema di sorveglianza. L’obiettivo non è costruire un recinto tecnologico, ma garantire indipendenza, sicurezza e interoperabilità dell’intera catena digitale.
Accessibilità e semplicità
Una piattaforma democratica che soltanto specialisti possono comprendere è una nuova forma di oligarchia. L’interfaccia deve essere accessibile, multilingue e utilizzabile da persone con differenti capacità. Ogni decisione complessa deve poter essere esplorata a più livelli: sintesi chiara, spiegazione intermedia e dettaglio tecnico completo.
Come funzionerebbe la decisione economica
Esprimere bisogni e desideri
Ogni persona può indicare bisogni, consumi desiderati, servizi necessari e priorità. Le preferenze possono essere espresse con diversi gradi di importanza e possono essere aggiornate. Il sistema deve distinguere tra bisogno immediato, progetto futuro, semplice interesse e domanda effettiva, evitando che una dichiarazione occasionale provochi automaticamente produzione.
Esprimere capacità e disponibilità
Ogni persona può descrivere competenze, esperienze, limiti, preferenze lavorative e tempo disponibile. Nessuno deve essere ridotto a un profilo immutabile. Il sistema deve favorire formazione, riconversione e scoperta di nuove attività, invece di assegnare identità professionali rigide.
Rappresentare risorse e capacità produttive
Le unità produttive registrano impianti, capacità, input, output, tempi, consumi energetici, condizioni di lavoro e impatti ambientali. I dati devono essere verificabili mediante controlli incrociati, audit e partecipazione dei lavoratori. La precisione assoluta è impossibile, ma l’approssimazione pubblica è superiore alla segretezza proprietaria.
Calcolare scenari, non ordini incontestabili
Il sistema elabora scenari che mostrano quali combinazioni di produzione, lavoro e consumo sono possibili. Quando preferenze e risorse sono incompatibili, deve rendere visibile il conflitto e proporre alternative: aumentare capacità, sostituire materiali, ridurre consumi, modificare tempi, ruotare l’accesso o utilizzare criteri condivisi di assegnazione.
La scelta finale resta politica
Il calcolo può mostrare conseguenze, ma non decide da solo quali valori adottare. La priorità tra riduzione dell’orario, incremento della produzione, conservazione ambientale e ampliamento di un servizio è una decisione politica. Le istituzioni democratiche definiscono i criteri generali; gli individui e le comunità operano entro tali criteri e possono modificarli.
Mediazione delle volontà opposte
Quando due volontà sono incompatibili, la soluzione non può essere sempre perfetta. Il criterio deve essere la migliore mediazione possibile, non il vantaggio del più forte. Possono essere utilizzati turni, compensazioni, priorità basate sul bisogno, esperienza, impatto sociale, sorteggio o sperimentazioni temporanee. Il metodo deve essere deciso prima del caso concreto e applicato in modo trasparente.
Il diritto alla contestazione
Ogni persona o comunità deve poter contestare dati, classificazioni e risultati. Devono esistere procedure rapide di revisione, giurie civiche, organi tecnici indipendenti e possibilità di sospendere decisioni irreversibili. La trasparenza senza possibilità di intervento è soltanto esposizione del potere.
Imprese, lavoro e organizzazione
Imprese socializzate
Le imprese diventano unità produttive gestite democraticamente da chi vi lavora, in relazione ai vincoli e agli obiettivi collettivi. Le decisioni interne riguardano organizzazione, turni, metodi, ruoli, innovazione e distribuzione delle responsabilità. Nessun lavoratore deve essere proprietario del lavoro di un altro.
Autonomia entro vincoli comuni
L’autogestione non significa isolamento. Un’impresa utilizza risorse sociali e produce effetti sugli altri. Deve quindi rispettare obiettivi, standard ecologici, sicurezza, qualità e quantità concordati. Entro tali vincoli, i lavoratori dispongono della massima autonomia organizzativa.
Fine della disoccupazione come ricatto
Il lavoro necessario viene distribuito, non reso artificialmente scarso. Quando un’attività si riduce, le persone devono avere accesso immediato a formazione, reddito garantito e nuove possibilità. L’automazione non deve produrre esclusione, ma riduzione collettiva del tempo di lavoro.
Lavori indesiderati
Le attività necessarie ma poco desiderate devono essere trasformate attraverso automazione, miglioramento delle condizioni, rotazione, riduzione dell’orario e maggiore riconoscimento sociale. Il sistema non deve creare gruppi condannati permanentemente ai lavori peggiori.
Libertà di progetto
Le persone devono poter proporre imprese, laboratori, ricerche, opere culturali e servizi. Le risorse vengono assegnate secondo criteri pubblici che considerano utilità, sostenibilità, fattibilità, esperienza e sostegno collettivo. Dove non esistono criteri sufficienti, il sorteggio può essere più giusto dell’arbitrio.
Il tempo libero come misura del progresso
Una società progredisce quando riduce il tempo necessario alla riproduzione materiale e amplia il tempo liberamente disponibile. L’efficienza non deve tradursi soltanto in maggiore produzione, ma in più autonomia, cura, creatività, studio e relazioni.
Stato, democrazia e sicurezza
Lo Stato come garante, non proprietario assoluto della volontà
Durante la transizione lo Stato resta necessario per garantire diritti, sicurezza, infrastrutture e rispetto delle regole comuni. Ma la sua funzione deve essere creare il terreno sul quale tutti possano decidere, non sostituirsi stabilmente alla decisione sociale.
Democrazia multilivello
Le decisioni devono essere assunte al livello più vicino possibile alle persone coinvolte, ma i problemi globali richiedono coordinamento globale. Quartieri, comuni, regioni, federazioni e istituzioni mondiali devono essere collegati secondo il principio di sussidiarietà: autonomia locale dove possibile, decisione comune dove necessario.
Rappresentanza controllata
Parlamenti e consigli possono continuare a svolgere funzioni di elaborazione e mediazione. Devono però operare con mandati trasparenti, rendicontazione continua, limiti di durata, conflitti di interesse pubblici e possibilità di revoca. Le loro proposte devono essere accompagnate da dati e simulazioni accessibili.
Separazione dei poteri digitali
Chi sviluppa il codice non deve controllare da solo i dati, l’infrastruttura e le regole. Devono esistere organismi separati per sviluppo, gestione, verifica, sicurezza e tutela dei diritti. Le chiavi crittografiche e i poteri di emergenza devono essere distribuiti tra più soggetti.
Sicurezza senza sorveglianza totale
Una società cooperativa deve difendersi da sabotaggi, frodi, violenza e tentativi di restaurazione del dominio privato. Tuttavia, la sicurezza non può giustificare il controllo totale della popolazione. Ogni misura deve essere necessaria, proporzionata, temporanea e sottoposta a revisione giudiziaria e democratica.
Diritto al dissenso e all’uscita
Nessuna società è libera se l’adesione è forzata. Le persone devono poter criticare il sistema, organizzare opposizioni e sperimentare forme alternative, nel rispetto dei diritti altrui e dell’uso comune delle risorse. La possibilità di uscita obbliga le istituzioni a rimanere preferibili alla separazione.
La transizione
La transizione è una lotta per il potere sociale
La proprietà privata dei grandi mezzi di produzione non viene superata dalla sola diffusione di buoni esempi o dalla crescita spontanea di un ecosistema alternativo. La transizione richiede un’organizzazione capace di modificare i rapporti di forza, conquistare e difendere miglioramenti materiali e trasferire il controllo della produzione, del credito, della terra, delle infrastrutture, dei dati e della tecnologia dal capitale privato alla società. Cooperative, software libero e piattaforme comuni hanno valore quando diventano strumenti di questa lotta, non quando pretendono di sostituirla.
Il terreno comune: organizzazione, mutualismo e lotte territoriali
Prima di ogni possibile passaggio di potere occorre costruire organizzazione stabile nei luoghi di lavoro e nei territori. Il mutualismo non è beneficenza e non deve sostituire i servizi pubblici: risponde a bisogni immediati, crea solidarietà, forma capacità di autogoverno e rende visibile una forza collettiva. Le lotte territoriali e sindacali possono ottenere risultati concreti fin da ora, accumulando conoscenza, fiducia e potere popolare. Questo lavoro costituisce il terreno comune delle diverse ipotesi strategiche.
La via parlamentare e politico-istituzionale
Una prima ipotesi costruisce forza sociale nei territori e nei luoghi di lavoro, partecipa alle elezioni e mira a conquistare maggioranze parlamentari e di governo capaci di avviare trasformazioni costituzionali, espropriazioni dei grandi mezzi produttivi e nuove forme di proprietà sociale. In Italia Potere al Popolo rappresenta un esempio di organizzazione che collega intervento elettorale, mutualismo, solidarietà e lotte territoriali, cercando risultati immediati e un radicamento popolare durevole. L’azione istituzionale, tuttavia, non è autosufficiente: senza un potere organizzato e autonomo nella società, anche il programma più radicale può essere neutralizzato dagli apparati economici e statali esistenti.
La via insurrezionale
Una seconda ipotesi ritiene che una crisi profonda e la chiusura degli spazi istituzionali possano rendere necessaria una rottura insurrezionale e la conquista del potere statale. Anche in questa prospettiva l’organizzazione non nasce nel momento della rottura: si costruisce prima, attraverso mutualismo, solidarietà, lotte nei luoghi di lavoro e nei territori e capacità concrete di autogoverno. Riconoscere questa possibilità storica non significa trasformare la violenza in un valore né affidarsi all’improvvisazione. Repressione, guerra civile, isolamento internazionale e involuzione autoritaria sono rischi reali; nessuna minoranza organizzata può sostituirsi alla partecipazione cosciente di una larga parte della popolazione.
Un processo comune, differenze reali
Il tecnosocialismo non intende contrapporsi in via di principio né alla strategia parlamentare né a quella insurrezionale. Si considera parte di un unico processo orientato al superamento della proprietà privata dei mezzi di produzione sociali e alla costruzione del potere popolare. La collaborazione è possibile fin da ora sul terreno dell’organizzazione, del mutualismo, della solidarietà, delle lotte territoriali e sindacali e delle infrastrutture comuni. Restano differenze reali sul rapporto con lo Stato, sull’uso delle istituzioni elettive, sui tempi e sulle forme della rottura e sulle garanzie contro nuove concentrazioni burocratiche e autoritarie. Queste differenze devono essere dichiarate, discusse e verificate nella pratica, senza settarismo.
Un ecosistema dentro il conflitto
Nella prima fase gli strumenti tecnosocialisti convivono con il mercato, ma non devono diventare una nicchia separata dalla lotta politica e sociale. Comunicazione, archiviazione, intelligenza artificiale, formazione, cooperative e scambio mutualistico devono offrire autonomia materiale, capacità organizzativa e infrastrutture utili ai conflitti reali. Il loro successo non si misura soltanto nel numero degli utenti, ma nella capacità di rafforzare chi lavora, chi si organizza e chi difende bisogni collettivi.
Imprese di transizione
Le prime imprese tecnosocialiste devono operare nel mercato esterno senza riprodurne internamente i rapporti di dominio. Utilizzano ricavi monetari per sostenersi, ma adottano governance democratica, trasparenza salariale, limiti alle differenze, fondi comuni e valutazioni sociali delle decisioni. Non costituiscono da sole il superamento del capitalismo: sono strumenti economici inseriti in un processo politico più ampio.
Finanza e credito sociale
Un sistema bancario cooperativo può indirizzare il credito verso progetti valutati secondo utilità sociale e sostenibilità. Il denaro resta inizialmente necessario per interagire con l’economia esistente, ma viene progressivamente subordinato a criteri democratici.
Federazione volontaria
Le organizzazioni che adottano principi compatibili possono federarsi, condividere infrastrutture e coordinare produzione e servizi. La federazione deve essere aperta, modulare e reversibile. L’unità non nasce dall’imposizione di un centro, ma dalla convenienza concreta della cooperazione.
Espropriare non basta: bisogna socializzare
Quando esistono condizioni politiche e sociali sufficienti, i grandi mezzi di produzione strategici devono essere sottratti al controllo privato e trasferiti alla proprietà sociale. L’espropriazione è soltanto l’apertura del processo: occorrono inventari pubblici, continuità dei servizi, controllo dei lavoratori e delle comunità, coordinamento del credito e della logistica e istituzioni capaci di rendere ogni decisione verificabile e contestabile. Senza queste trasformazioni cambierebbe il titolare formale senza cambiare il rapporto di potere.
Internazionalismo
Una trasformazione limitata a un solo paese incontra vincoli commerciali, finanziari, tecnologici e militari. Il tecnosocialismo deve nascere con una vocazione internazionale, sostenendo standard aperti, federazioni transnazionali, solidarietà tra lavoratori e condivisione della conoscenza.
Principi inderogabili
- 01
Nessun essere umano può essere trattato come mezzo sacrificabile per un fine collettivo.
- 02
I mezzi di produzione sociali devono essere governati socialmente.
- 03
La statalizzazione non è socializzazione senza partecipazione reale.
- 04
Gli algoritmi devono essere pubblici, verificabili, spiegabili e modificabili democraticamente.
- 05
I dati personali appartengono alle persone; i dati sociali devono essere governati come beni comuni.
- 06
I bisogni fondamentali e la dignità hanno priorità sull’accumulazione.
- 07
Il progresso tecnico deve ridurre il lavoro necessario e ampliare il tempo libero.
- 08
Nessuna autorità deve concentrare permanentemente informazione, forza e potere decisionale.
- 09
La libertà individuale trova il proprio limite nella libertà e nei bisogni degli altri, non nell’interesse di una classe dominante.
- 10
Ogni decisione deve essere contestabile e ogni istituzione deve poter essere trasformata.
- 11
L’educazione critica e l’accesso alla conoscenza sono condizioni della democrazia.
- 12
La cooperazione deve essere scelta perché concretamente più libera, sicura e razionale della competizione.
Programma iniziale del progetto
- 01
Lanciare la piattaforma digitale Tecnosocialismo come punto di accesso unitario all’intero ecosistema di servizi.
- 02
Rilasciare le funzionalità della piattaforma in modo graduale, partendo da prodotti realmente utilizzabili e ampliandoli attraverso aggiornamenti continui, riconoscibili e verificabili.
- 03
Accompagnare ogni rilascio con una comunicazione e un marketing aggressivi, coordinati e apertamente politici, capaci di conquistare attenzione, costruire riconoscibilità e rendere esplicito il conflitto con il modello tecnologico dominante.
- 04
Sviluppare Iskra come un’intelligenza artificiale generalista per tutti e da tutti, basata su modelli open-weight, infrastruttura indipendente e principi di trasparenza, pluralismo e utilità concreta.
- 05
Costruire un sistema di storage personale e collaborativo fondato su sicurezza e controllo dei dati.
- 06
Sviluppare un motore di ricerca trasparente, orientato alla conoscenza e indipendente dalla profilazione commerciale.
- 07
Realizzare un sistema di posta elettronica e un’app di messaggistica affidabili e interoperabili come base dell’ecosistema di comunicazione.
- 08
Realizzare un social network interoperabile per persone, comunità e organizzazioni, con regole trasparenti, controllo sui dati e senza profilazione pubblicitaria invasiva.
- 09
Realizzare una piattaforma per video e dirette con distribuzione efficiente, raccomandazioni comprensibili, pluralismo delle fonti e strumenti sostenibili per chi crea contenuti.
- 10
Sviluppare un browser web trasparente, orientato alla privacy e capace di limitare il tracciamento commerciale.
- 11
Costruire un sistema operativo sicuro e interoperabile per computer, integrato con i servizi dell’ecosistema senza imporne l’uso.
- 12
Sviluppare un sistema operativo per telefoni con applicazioni per chiamate, contatti, messaggi e gestione dei permessi, includendo protezioni locali contro spam e tentativi di truffa.
- 13
Organizzare un evento ufficiale per presentare manifesto, architettura e primi risultati operativi.
- 14
Definire una costituzione digitale che stabilisca diritti, limiti tecnici, procedure democratiche e tutela dei dati.
- 15
Progettare un registro verificabile delle decisioni e delle versioni degli algoritmi.
- 16
Sperimentare sistemi di raccolta delle preferenze su bisogni, lavoro, risorse e priorità.
- 17
Elaborare modelli iniziali di valore sociale senza presentarli come definitivi.
- 18
Costruire un modello economico capace di finanziare lo sviluppo senza pubblicità invasiva, profilazione commerciale o dipendenza dal controllo privato.
- 19
Consolidare una struttura operativa stabile capace di progettare, mantenere e distribuire i servizi della piattaforma su larga scala.
Bisogna sognare, ma bisogna anche costruire
Il sogno non è il contrario della ragione. È la rappresentazione di una possibilità che ancora non esiste e che orienta l’azione. Ogni istituzione umana è stata prima immaginata, discussa e sperimentata. Considerare eterno il presente è una forma di superstizione.
L’umanità possiede oggi strumenti che permettono di comunicare istantaneamente, elaborare quantità immense di informazioni e coordinare attività su scala planetaria. Questi strumenti sono attualmente utilizzati soprattutto per concentrare ricchezza, sorvegliare comportamenti, orientare consumi e rafforzare monopoli. Ma nessuna tecnologia appartiene per natura a un sistema sociale. Può essere riprogettata.
Il tecnosocialismo afferma che il problema dell’organizzazione economica non deve essere abbandonato al mercato né consegnato a una burocrazia. Deve diventare il campo principale della democrazia. Ogni persona deve poter partecipare alla definizione dei bisogni, dei limiti, delle priorità e del valore.
Non promettiamo una società perfetta. Promettiamo un sistema che renda visibili i propri errori, permetta di correggerli e impedisca che una minoranza trasformi la propria volontà in legge economica universale. Non cerchiamo un algoritmo infallibile, ma istituzioni nelle quali nessun algoritmo sia incontrollabile. Non cerchiamo l’uniformità, ma la possibilità di coordinare differenze reali senza dominio.
Il comunismo non è per noi una distribuzione amministrativa della scarsità né il comando di uno Stato onnipotente. È il progressivo superamento delle classi, della proprietà privata dei mezzi di produzione sociali e della necessità di vendere la propria vita per sopravvivere. È una società nella quale lo sviluppo di ciascuno diventa condizione dello sviluppo di tutti.
Questo manifesto è un punto di partenza. Il suo contenuto sarà sviluppato e verificato dal gruppo di persone che porta avanti il progetto, perché ogni tesi possa misurarsi con la realtà.
Non chiediamo di credere. Chiediamo di verificare, osservare i risultati, criticare le tesi e giudicare ciò che verrà costruito.
TECNOSOCIALISMODemocrazia nell’economia. Trasparenza nella tecnica. Libertà attraverso la cooperazione.
Nota sull’origine del testo
Questo manifesto sviluppa e aggiorna i nuclei teorici della tesi di laurea «Valore di scambio e valore sociale» e della relativa presentazione: critica comparata tra capitalismo e socialismo sovietico, distinzione tra statalizzazione e socializzazione, definizione del processo decisionale collettivo, ruolo della tecnologia e ipotesi di una scala democratica del valore sociale.
La lezione dei socialismi storici
Il valore storico del tentativo socialista
Il socialismo ha portato nella storia una critica radicale: le forze produttive create dal lavoro sociale non devono rimanere sotto il controllo esclusivo di proprietari privati. Ha affermato il diritto della società a governare consapevolmente la propria economia e ha dimostrato che istituzioni considerate naturali possono essere trasformate.
Statalizzazione e socializzazione
La proprietà statale può sottrarre i mezzi di produzione al capitale privato, ma non garantisce che essi siano governati da tutti. La statalizzazione descrive chi detiene formalmente la proprietà; la socializzazione descrive chi partecipa sostanzialmente alle decisioni. Uno Stato può possedere in nome del popolo e, nello stesso tempo, impedire al popolo di determinare realmente l’uso delle risorse.
Il limite del pianificatore separato
Nei sistemi sovietici la pianificazione cercò di coordinare l’economia secondo fini generali. Tuttavia, le informazioni provenienti dalla società attraversavano una catena di assemblee, organismi, rappresentanti, funzionari e centri decisionali. Ogni passaggio selezionava, semplificava e interpretava le preferenze. Il pianificatore finiva inevitabilmente per sostituire alla pluralità delle volontà una propria rappresentazione della volontà collettiva.
La burocrazia come nuova separazione
Quando il partito e l’apparato statale diventano indispensabili come unico veicolo dell’informazione e della decisione, essi possono trasformarsi in un gruppo con interessi, privilegi e capacità di comando autonomi. La società diventa strumento del pianificatore invece che il pianificatore strumento della società. La coercizione interviene per compensare la mancanza di partecipazione e consenso.
Il contributo di Che Guevara
Il sistema budgetario di finanziamento sperimentato a Cuba indicava una direzione diversa: collegare le unità produttive attraverso un fondo comune e contrastare l’autonomia aziendale fondata su categorie mercantili. L’intuizione centrale era che la trasformazione socialista richiedesse non soltanto una diversa proprietà, ma anche una diversa coscienza e una diversa forma di coordinamento. L’esperimento fu limitato dal contesto storico e materiale, ma pone ancora una domanda decisiva: come può ciascun lavoratore partecipare consapevolmente al destino economico generale?
Il limite tecnico del Novecento
La partecipazione diretta e continua di milioni di persone a decisioni economiche complesse richiedeva strumenti di comunicazione, registrazione, calcolo e verifica che nel Novecento non esistevano. Le tecnologie disponibili favorivano strutture centralizzate, lente e gerarchiche. Questo limite non assolve gli abusi, ma aiuta a comprendere perché fini universali abbiano prodotto istituzioni incapaci di realizzarli.